Nebia

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La nebbia è usata come allegoria a largo raggio, capace com’è di abbracciare, al suo interno, tutti i miti della poesia. Rappresenta una barriera, sempre impalpabile e indescrivibile, che separa l’uomo dalla comprensione delle sue difficoltà. In questa raccolta è personificata, resa talvolta zoccolo visibile su cui insiste il dubbio e da cui prende spunto la voglia di conoscenza, con fatica ma con l’intento di capire quali possano essere i passaggi e come rintracciarli. La nebbia, potente e sottomessa, diventa figlia di un dio greco e delle intemperie umane: ostacolo, ma allo stesso tempo arco nascosto ma non inviolabile. La realtà è impregnata di difficoltà, è avvolta nel mistero, è insicura e silenziosa, ma nel contempo è anche capace di urla strazianti, capaci di rompere il silenzio che la nebbia riesce a creare. Al di là dei limiti della nebbia e di una sua rappresentazione reale che è la siepe (assieme a tante altre, metafore, sia dell’una sia dell’altra posizione), si aprono strade che permettono di sfruttare alcune valenze insite nell’uomo. La nebbia ostacola il passaggio tranquillo, ma lascia aperti i varchi; crea difficoltà, ma senza alzare paletti; è oscurità che non preclude alla luce di illuminare il percorso accidentato dell’uomo che soffre. Certo, a volte la nebbia può rappresentare anche il rifugio volontario e momentaneo nel quale il dubbio, l’incertezza, la suggestione, trovano ristoro e permettono istanti di sereno.

Gilberto Antonioli – Mace

Gilberto Antonioli - Mace

Mace, poesie dialettali del veronese Gilberto Antonioli (Quinta Parete Editore, Verona), è una raccolta di intense liriche che si manifestano con toni accesi e appassionati e con una notevole padronanza del ritmo. In queste poesie Gilberto Antonioli  si rivela con chiari segni di vita vissuta e partecipata, come persona che dimostra di provare sentimenti profondi, acuti, coinvolgenti.

La poesia veronese, e più in generale la poesia dialettale, acquisisce così un ulteriore tassello: l’anima di Antonioli, poeta eclettico, studioso profondo, “con ‘Mace’ ha coronato un non breve iter di attività poetica, raggiungendo un’invidiabile maturità.”

Il dialetto di Antonioli denota una lingua vernacola aggiustata, arricchita; l’autore adopera nel suo scrivere l’abilità di una ricerca letteraria e culturale recente e moderna, in un dipanarsi tra sogno,  fantasia, sensazioni  frutto del provare umori diversi, ricchi di metafore e di ricordi che si affacciano prepotentemente alla memoria, riemergono e rimangono a galla da esperienze e vicende già trascorse, quasi a far riaffiorare quel piccolo mondo che si ispira al luogo materno, rif. “Ca’ de Michei”. In Mace c’è un fondo di malinconia, dove nebbie e rugiade avvolgenti della Bassa fanno da padrone, come nella lirica “Sgrisoloni”. Appaiono comunque anche versi colmi d’allegria, vivi e palpitanti come in “Vendemia”.